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"Loro magistrati, dall'avere
intelligenza sono dispensati dalla legge". Flaubert, "Bouvard &
Pecuchet"

“Cammino per notti intere, fantasticando,
o discorrendo senza fine fra me e me. Come questa sera, proprio, e temo
di stancarla un poco, grazie, lei è gentile. Sono troppo pieno, appena
apro bocca le frasi sgorgano. D’altro canto, questo paese mi ispira. Amo
questa gente che formicola sui marciapiedi, costretta in un piccolo
spazio di case ed acqua, assediata da nebbie, da terre fredde e da un
mare che fuma come un bucato. Mi piace perché è duplice. Sta qui ed è
altrove” (p. 12).
“Mi fermo, non abbia paura. D’altronde la lascio, questa è la mia porta.
In solitudine, aiutati dalla stanchezza, che vuole, uno si prende
facilmente per profeta. In fin dei conti, è proprio questo che sono,
rifugiato in un deserto di pietre, di nebbie e d’acqua putrida, profeta
vuoto per tempi meschini, Elia senza messia, imbottito di febbre e
d’alcool, con la schiena contro questa porta ammuffita, il dito levato
verso un cielo basso, coprendo d’imprecazioni uomini senza legge che non
possono sopportare nessun giudizio. Perché non possono sopportarlo, mio
caro, ed è questo il problema” (“La caduta”, p. 71).
“So quel che pensa: è molto difficile districare il vero dal falso in
ciò che racconto. Confesso che ha ragione.…Vede, un mio conoscente
divideva gli esseri in tre categorie: chi preferisce non aver nulla da
nascondere piuttosto che essere costretto a mentire, chi preferisce
mentire piuttosto che non aver nulla da nascondere, e quelli a cui
piacciono al tempo stesso la menzogna e il segreto. Lascio a lei la
scelta della casella che mi si addice” (p. 73).
"La simpatia è un sentimento da presidente del consiglio: si
ottiene a buon mercato dopo le catastrofi."
"Voglio dirvi un grande segreto, mio caro: non aspettate il giudizio
finale, perché si celebra ogni giorno".
«Si accomodi, la prego. Lei guarda questa
camera. Nuda, è vero,ma pulita. Un Vermeer senza mobili e casseruole.
Senza libri, anche, da tempo ho smesso di leggere. In passato, casa mia
era piena di libri letti a metà. È disgustoso, come quelli che tagliano
un pezzetto di un pasticcio di fegato e fan buttar via il resto.
D'altronde, a me ormai piacciono solo le confessioni, e gli autori di
confessioni ne scrivono soprattutto per non confessarsi, per non dire
niente di quello che sanno. Quando pretendono di far confessioni, è il
momento di diffidare, ci si prepara ad imbellettare il cadavere. Mi
creda, io sono del mestiere. Perciò ho tagliato corto. Niente più libri,
niente più vani oggetti, lo stretto necessario, pulito e lucido come una
bara». |
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«Alcuni
anni fa ero avvocato a Parigi, un avvocato abbastanza noto, a dir il
vero. M'ero specializzato nelle nobili cause... mi bastava fiutare il
minimo odor di vittima su un accusato perché le mie maniche si
mettessero in moto...
Inoltre, ero sorretto da due sentimenti sinceri: la soddisfazione di
trovarmi dalla parte del giusto ed un istintivo disprezzo per i giudici
in genere. Disprezzo che in fin dei conti forse non era così istintivo:
adesso so che aveva le sue ragioni. Ma, visto dall'esterno, assomigliava
piuttosto a una passione. Non si può negare che, almeno per il momento,
occorrono dei giudici, no? tuttavia non riuscivo a capire come un uomo
si proponesse da sé per esercitare questo compito strabiliante.
Ammettevo il fatto, vedendolo, ma un po' come ammettevo le cavallette.
Con la differenza che le invasioni di codesti ortotteri non mi hanno mai
reso un centesimo, mentre mi guadagnavo da vivere a dialogare con gente
che disprezzavo".
"D'altronde, alcuni dei miei buoni criminali, uccidendo, avevano
ubbidito allo stesso sentimento [la vocazione per le vette, il desiderio
della notorietà]. La lettura dei giornali, nella triste situazione in
cui si trovavano, recava loro senza dubbio una specie di misero
compenso: come molti, essi non ne potevano più dell'anonimo e quella
impazienza aveva potuto, in parte, indurli a spiacevoli eccessi. In fin
dei conti, per essere conosciuti basta uccidere la portinaia. Purtroppo,
si tratta di una reputazione effimera, dato il numero grande delle
portinaie che meritano e ricevono una coltellata. Il delitto è
continuamente alla ribalta, ma il criminale vi compare solo di sfuggita,
per lasciar posto a qualcun altro. Insomma, questi brevi trionfi si
pagano troppo cari"...
"Fortunatamente la mia professione appagava questa vocazione per le
vette. Mi toglieva ogni amarezza verso il prossimo, il quale mi era
sempre obbligato senza che io gli dovessi nulla. Mi collocava al di
sopra del giudice, che io a sua volta giudicavo, al di sopra
dell'accusato, che costringevo ad essermi riconoscente. Rifletta bene a
questo, caro signore: io vivevo impunemente. Nessuna sentenza mi
riguardava, non ero sulla scena del tribunale ma da qualche parte, in
soffitta, come quelle divinità che di tanto in tanto vengono calate con
un meccanismo per trasfigurare l'azione e spiegarne il senso. In fin dei
conti, vivere in alto è ancora il solo modo di esser visto e salutato
dal maggior numero". (p. 20)
"Certo, conoscevo le mie debolezze e me ne pentivo. Continuavo, però a
dimenticarmene con meritoria ostinazione. Invece, il processo agli altri
si svolgeva senza tregua nel mio cuore. Capisco, la cosa urta. Forse
pensa che non sia logico? Ma il problema non è di rimaner logici. Il
problema è di scivolar via, è soprattutto, oh! si, soprattutto evitare
il giudizio. Non dico evitare il castigo. Il castigo senza giudizio è sopportabile, e d'altronde ha un nome che garantisce la nostra
innocenza: sventura. No, si tratta invece di sfuggire al giudizio, di
evitare d'esser sempre giudicati senza che mai venga pronunziata la
sentenza". (pp. 49-50)
Ma il più grande tormento umano è quello d'esser giudicati senza legge.
Noi ci troviamo in un tal tormento. Privi del loro freno naturale, i
giudici, scatenati a caso, lavorano a quattro mani. Quindi, bisogna
cercare d'andar più in fretta di loro, no? E' il grande arrembaggio.
Profeti e guaritori si moltiplicano e si affrettano, ansiosi d'arrivare
con una buona legge o con qualche organizzazione impeccabile, prima che
la terra sia deserta. Per fortuna io sono arrivato! Io sono la fine e il
principio, annunzio la legge. In una parola, sono giudice-penitente".
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Camille Pissarro: Le Pont-Neuf: un matin
d'hiver
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"Lo sapevo che eravamo della stessa
razza. Non ci assomigliamo un po' tutti, gente che parla senza tregua a
nessuno, sempre dinanzi alle stesse domande, benché conosciamo in
anticipo le risposte? Perciò mi racconti, la prego, che cosa le è
capitato una sera lungo la Senna e come sia riuscito a non rischiare mai
la vita. Pronunzi lei le parole che da anni non hanno smesso di
risuonare nelle mie notti e che finalmente dirò per bocca sua:
"Fanciulla, gettati di nuovo in acqua perché io abbia una seconda volta
la possibilità di salvarci entrambi!". Una seconda volta, eh, che
imprudenza! Supponga, caro avvocato, che ci prendano in parola?
Bisognerebbe decidersi. Brr...! l'acqua è così fredda! Ma
rassicuriamoci! Adesso è troppo tardi, e sarà sempre troppo tardi, per
fortuna!".
Ne sommes-nous pas tous semblables,
parlant sans trève et à personne, confrontés toujours aux mêmes
questions bien que nous connaissions d'avance les réponses ?
Alors racontez-moi, je vous prie, ce qui vous est arrivé un soir sur les
quais de la Seine et comment vous avez réussi à ne jamais risquer votre
vie.
Prononcez vous-même les mots qui, depuis des années, n'ont cessés de
retentir dans mes nuits, et que je dirai enfin par votre bouche : "O
jeune fille, jette-toi encore dans l'eau pour que j'aie une seconde fois
la chance de
nous sauver tous les deux !"
(A. Camus, La caduta) |