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 Dario e gliHash House Harriers

Attenzione: la Hash non ha nulla a che vedere con l'Hashish! Clicca qui per maggiori informazioni.

E se qualche poliziotto o Carabiniere pensa di aver fatto il colpaccio, legga cosa è capitato ai suoi colleghi in Danimarca.

La voce "Hash House Harriers" su Wikipedia - a cura di Succulent - novembre 2005

 

Dal 1993 faccio parte degli Hash House Harriers, un club internazionale di corridori e bevitori di birra diffuso in tutto il mondo.

Il mio nome Hash è "Succulent", a causa delle mie labbra carnose. 
 


To know more:

Flying Booger's Half-Mind Catalogue

European and World Hash locator

Forthcoming Hash events - by UK HHH

 

Hash in the News:

  February 10th 2001

 

Visit the following sites:
Rome Hash House Harriers 
Vatican City Hash
by Succulent, webmaster RHHH

 

 

 

 

 

COSA?

La Hash può essere descritta come una sorta di caccia al tesoro. Il tesoro è la birra. Il modello è lo stesso in tutto il mondo: nel giorno fissato per la corsa, che varia da città a città, un membro della Hash, detto ‘Hare’ (= lepre) prepara il tracciato, scegliendo un percorso (di lunghezza variabile) e marcandolo con tracce di farina. Gli altri partecipanti seguono le tracce correndo. 

 

L’idea è di correre tutti insieme, ma - dato che ognuno ha il suo passo e il suo allenamento - non tutti possono mantenere la stessa velocità: l’Hare, allora, inserisce nel tracciato una serie di false piste (false trails), così che i corridori più veloci (FRBs = Front Runners Bastards) che si lanciano alla ricerca del percorso, sono poi costretti a tornare al gruppo principale, permettendo ai più lenti e... contegnosi di raggiungerli. In questo modo si può correre tutti insieme, qualunque sia l'allenamento e il passo. 

 

Perchè, questo è il bello, alla corsa può partecipare chiunque, in qualunque condizione fisica sia. La Hash è assolutamente non competitiva, ed i partecipanti possono tranquillamente imboccare scorciatoie. 

 

Le corse possono essere "live hare" o "dead hare". Nella "dead hare" l'hare prepara la corsa marcando il tracciato con farina (o pezzetti di carta, nell'improbabile caso che vi troviate a correre nella giungla malese), poi torna alla partenza e corre con tutti gli altri (il "pack"). Nelle corse live hare, si dà un certo vantaggio all'Hare e poi si parte al suo inseguimento, seguendo le tracce che ha lasciato (siccome nella Hash non ci sono regole e nessuno è obbligato ad essere leale, il pack generalmente partirà all'inseguimento prima dell'orario stabilito :-)  

storia
Negli anni 30, in Malesia, un giovane colono inglese, A.I. Gispert, passato poi alla storia come "G", si annoiava. L'unico passatempo possibile per lui e i suoi compatrioti era di andare a mangiare e bere nel club coloniale, il Royal Selanghor Club di Kuala Lumpur. La cucina di questo posto era talmente pessima da meritargli il soprannome di Hash House : la Hash è infatti una polpetta fatta di avanzi cucinati insieme (nota bene: la Hash non ha nulla a che vedere con l'Hashish o con l'uso di altre droghe: siamo completamente matti, ma innocui).

Gispert e i suoi amici avevano praticato uno sport diffuso a quei tempi in Inghilterra: le corse campestri di "Hare and Hounds" (Lepri e levrieri). Cominciarono così anch'essi a correre nella giungla, la domenica, per smaltire la sbornia del sabato, fondando un gruppo chiamato Hash House Harriers.

Venne la guerra e Gispert e molti altri coloni si arruolarono per combattere contro i giapponesi invasori. "G" e altri non fecero mai più ritorno. La triste vicenda di questi tipici cittadini inglesi, dediti al commercio e ai piaceri della vita, ma capaci senza esitazione di riciclarsi in guerrieri e di combattere e morire per il proprio Paese la dice più di molte analisi sulle cause della potenza inglese e del suo successo in pace e in guerra. 

Dopo la guerra i superstiti cercarono di ritornare alla normalità e di riprendere le vecchie (cattive) abitudini: la sbornia del sabato e la corsa della domenica. 
La Hash continuò così fino agli anni 60 ad essere un fenomeno esclusivamente locale, limitato alla Malesia. Successivamente però, ad opera di persone trasferitesi da Kuala Lumpur, vennero fondate altre Hash, e da allora il fenomeno di gemmazione è continuato inarrestabile, colonizzando prima l'area del Pacifico, poi l'America e l'Europa. Esistono oggi più di 1500 Hash Chapters in tutto il mondo ... compresa l'Antartide.

Tutto questo è successo senza una preventiva pianificazione, e senza un'organizzazione centrale. 
Al contrario, il successo strepitoso della creatura di Gispert è dovuto alla semplice genialità dell'idea originale: quella per cui "l'unica regola è che non ci sono regole". 
Una Hash infatti non ha regolamenti, né statuti. La partecipazione è libera, così pure il recesso. Non esistono condizioni per entrare. Un chapter è vitale fin quando lo sono i suoi membri.

È lo stesso spirito Hash a operare una selezione. Un Hasher è un cosmopolita e un anticonformista, ama viaggiare e mischiarsi con persone di ogni lingua e razza. L'unica cosa che tiene insieme tante diversità è il senso dell'umorismo, la volontà di uscire dagli schemi e di sottrarsi a ruoli prefissati. 
Per tutti coloro che vi partecipano, la Hash è uno spazio di libertà mentale, prima che fisico, il territorio dello spirito dove - nel rispetto degli altri - si ha diritto di fare ciò che si vuole ed essere veramente sé stessi. Chi non capisce, non resiste, e non si farà mai più vedere: semplice. 

Difficile dunque che in un paese conformista come l'Italia la Hash possa attecchire. Osta l'idea innata e piccolo-borghese che in pubblico è d'obbligo fare "bella figura". L'ambasciatore canadese o australiano o il console di Gran Bretagna possono ben farsi vedere a correre in toga per le strade di Roma, ma chiunque abbia un ruolo pubblico nella società italiana (chiunque, a parte il sottoscritto, evidentemente :-), si sentirebbe quantomeno imbarazzato. Come se la vita fosse una continua recita e ad ognuno toccasse interpretare il suo ruolo in modo il più possibile uniforme e stereotipato. Tutto quello che fa eccezione è "non consono", "non serio", o - con una parola che agli occhi dell'italiano medio risolve tutto - "strano". 

Correre una Hash, dunque, è molto più che un semplice fatto sportivo: è una manifestazione di libertà interiore e di profonda sicurezza e autostima. Un Hasher non cerca l'approvazione altrui, perché non ne ha bisogno. Un Hasher non compete perché nella vita, almeno nella vita che piace a lui, è già un vincente. Non ha bisogno di verifiche e conferme costanti.

La Hash si scopre a poco a poco. Generalmente è un amico che te ne parla. La cosa suona magari interessante, ma quando si tocca il tasto della corsa, ecco pronta la scusa: "Non sono allenato". Beh, questo è il bello, per correre con gli Hash non è necessario alcun allenamento. Comunque prima o poi, magari in una domenica senza partite, l'invitato si decide a venire. La scoperta del pazzo mondo Hash è traumatica: o la si ama o si odia. Se piace la prima volta, non c'è più nulla da fare: lo sventurato sarà un Hasher a vita. 
 


Foto sulla Hash:


The Italian Nash Hash 1998 - Siena

The Ides of March Toga Hash Run - a picture gallery- (1999)

Rome Hash Run # 350 
- (1995)

 

QUANDO?

Gli Hash di Roma corrono tutte le settimane dell’anno, normalmente di domenica. Ogni corsa è seguita dal rito del Down-Down e dalle Hash Songs. L’Hare provvede al cibo e alla birra (per la quale è richiesto un contributo di € 5). La birra è la bevanda Hash: se però non bevi (nessuno è perfetto!) sono disponibili anche acqua e bibite analcoliche. Mediamente ad ogni corsa il “pack” (= mucchio) è di 30-40 partecipanti. 

CHI?
Gli Hashers provengono da tutti i paesi (soprattutto di lingua inglese) e continenti: alle corse partecipano cittadini stranieri residenti in Italia ("expats"), soprattutto membri del corpo diplomatico, funzionari delle organizzazioni internazionali, dirigenti di aziende multinazionali, cui si aggiungono visitatori di altre Hash, e molti italiani. 

 

PERCHè?

E’ il migliore (e più divertente) punto d’incontro per i membri della Comunità Internazionale di Roma, ed un’ottima occasione per conoscere gente nuova ed interessante (oltre che per parlare inglese). Gli Hashers conducono una intensa vita sociale (parties, bars, ricevimenti in ambasciate) e viaggiano per visitare altre Hash o partecipare a grandi eventi come: la corsa nazionale annuale (Nash Hash), le grandi Hash continentali (EuroHash, InterAmerica etc.) o la InterHash mondiale, come quella tenutasi nel 2004 a Cardiff. Viaggiando, la Hash dà la possibilità di essere immediatamente introdotti in un gruppo sociale, visto che in ogni importante città o Capitale del pianeta esiste almeno un Hash chapter. In Italia, oltre a Roma, altre Hash sono a Milano  (The Royal Milan & Bordighera HHH), e a Napoli (Bella Napoli HHH, già "Nato Naples").

(Rome Hash Run # 350 - 1995)

Music background:
"Swing low, sweet chariot"
(world Hash hymn)

 

COME?

Se questa presentazione stuzzica la tua curiosità, vieni pure alla prossima corsa, sarai il benvenuto. Hai solo bisogno di un paio di scarpe da corsa (meglio se non NUOVE - scoprirai perché...), di una certa dose di senso dell'umorismo, di una sana sete... e basta! 

Non ci sono formalità di ammissione di nessun genere, perché nella Hash: 

"L'Unica Regola è che Non Ci Sono Regole!"

 

 

 

 

 

 

Questa pagina è stata aggiornata il 18.08.2007
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