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Ti odio, ti odio, sì io ti odio,
dal profondo con tutto il cuore io ti odio,
e ogni volta mi dico
che ti odio di un odio pervicace
e non di uno sguardo, nè di un sorriso
ti degnerò la prossima volta che ti vedo
e aspetto ansioso quella volta
per non vederti, per non parlarti.
Tu, mia luce, mio suono,
zenit del mio sole,
sorriso che si allarga nel mio cuore,
tu che mi inventi
allegro, vivace, euforico, creativo,
tu mi partorisci
e finalmente vivo.
No, non ho sospiri languidi,
ad alta voce mi proclamo
come araldo, campana a festa,
con veloce ebbrezza,
felice come mai:
perché anche oggi
ti ho guardato mi hai guardato
ti ho parlato mi hai parlato.
Allora ti basterebbe forse
una carezza, un sorriso,
una parola, una sola...
no, come potresti
crearmi meglio
di come sono adesso
lietamente incatenato,
al mio amore al mio fulgore,
il più felice e più vivo tra tutti
solo con me stesso
pago del mio tesoro
gioioso nonostante
sarcastico, ironico
amaro e tagliente,
senza di te, qui solo
(e chi ti vuole, in fondo?)
a godermi per ciò che sono
più ricco più povero
ma quel che conta, sempre io,
solitario soldato
del mio destino.
E in divertito silenzio
io ti amo
io ti odio,
io vivo.
4.XII.97
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