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Sì, è vero, un tempo, con tutto il
cuore
ti ho amata e odiata al tempo stesso
promettendomi ogni volta,
- e ogni volta consapevole spergiuro -
che non di uno sguardo, nè di un sorriso
ti avrei mai più degnato,
e sempre attendevo quell'occasione
di non vederti, di non parlarti.
Ma tu eri per me la luce,
lo zenit del mio sole,
il mattino del mio cuore.
Così una sera per mano o per magia
con altera leggerezza mi portasti
al di là delle nuvole
dove neppure osano i sogni.
E lassù, al di sopra di tutto
come nato a nuova vita
fui per un attimo felice
perché finalmente
nei tuoi occhi avevo visto i miei.
Ti sarebbe bastata, allora
una carezza, un sorriso, una parola,
e per sempre, o per un giorno
- fa lo stesso - mi avresti
fatto cittadino dei miei sogni.
Sì, la dicesti una parola,
ma ruvida come cartavetro
e da cielo a terra non fu che un passo.
Ora quaggiù in esilio
solitario naufrago sull'isola di me stesso
sono più ricco, forse, o più povero
ma condannato sempre a essere sempre io,
soldato di ventura
del mio destino.
E mentre guardo l'onda d'oro del tramonto
né ti amo
né ti odio.
22.XI.98
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