Sent: Saturday, February 03, 2001 3:24 PM
Subject: Bart?
Da: Dario Quintavalle


Caro *,

pensandoci meglio: il nome di battaglia che ti sei scelto, "Bart the donkey"
lo trovo veramente infelice.

Ho letto Animal Farm di Orwell vent'anni fa, e può darsi che mi sbagli. Per
controllare dovrei ritrovarlo, è seppellito da qualche parte in biblioteca.
Ma se ricordo bene, è una metafora della dittatura, che nasce e si sviluppa
a causa della violenza prepotente di pochi (i maiali), dello sciocco
servilismo delle pecore, con l'aiuto dei mastini (la forza), ma soprattutto,
grazie alla silenziosa e paziente rassegnazione degli Animali della
fattoria.
La conclusione, come ricorderai, è che il circolo si chiude, e i dittatori
diventano esattamente come i tiranni che avevano cacciato.
Ora, non ricordo il ruolo di questo Bart: non mi pare che sia lui a scrivere
la frase "All Animals are equal, but someone are more equal than the
others
".
Se è lui, va annoverato tra i servi del potere. Sennò, è comunque uno dei
tanti animali che accettano passivamente e paurosamente la dittatura,
limitandosi magari a scuotere la testa. In Animal Farm non ci sono nè Jan
Palach nè Charta 77.

Quindi, in entrambi i casi - che tu ti paragoni a un servo del potere, o a
uno di quelli che, per conformismo, accettano il sopruso senza reagire -
 non ci fai una gran figura. L'Italia di tutto ha bisogno tranne che di servizievoli camerieri. Abbiamo già dato.

Dammi retta, cambia soprannome.
Se proprio ti piace "Bart", meglio quello, monello e irriverente, dei
Simpson...
Con stima e amicizia
Dario
 

 

-----Messaggio originale-----
Da: Dario Quintavalle []
Inviato: sabato 3 febbraio 2001 16.45
A: **
Oggetto: Re: Bart o Benjamin, per me pari sono...

 

Ok, Benjamin e non Bart, avevo cancellato la tua mail.

Ma restano tutte le altre considerazioni: nell' Animal Farm non ci sono ribelli. Anche gli animali più intelligenti si accorgono dove si va a parare, ma non reagiscono. Come ho scritto, fuor di metafora: "In Animal Farm non ci sono nè Jan Palach nè Charta 77": anche per Orwell, la perdita della libertà era ineluttabile e irreversibile.

La storia ha dimostrato il contrario, per fortuna. Ma rimane la lezione: che gli ingredienti delle dittature, come di ogni forma di sopruso, anche in democrazia, non sono soltanto i pochi violenti, ma anche i troppi consenzienti. Quelli che non vogliono, ma ci stanno, che 'non capiscono, ma si adeguano'. Anzi, se hanno capito, e non traggono le conseguenze sul piano dell'azione, sono anche peggio. L'intelligenza, senza forza morale, è pigra.

Io ho una cultura anglosassone: l'ho visto come sono gli inglesi e gli americani. Gente abituata a difendere la libertà con le unghie, anche combattendo e menando le mani. Loro "non ci stanno", e se siamo una democrazia da cinquant'anni, lo dobbiamo a loro.

 

Poi, spiegami, perché non ho capito: cos'hanno in comune "libertà e fatalismo", sia pure "critico"? Il fatalismo e la libertà sono due opposti, come rassegnazione e insurrezione. Come il giorno e la notte.

Hai voglia ad esser critico. Il critico che non agisce, e non reagisce, è solo un brontolone.

Sono cose sulle quali mi sono molto interrogato, soprattutto negli ultimi tempi. Dopotutto stiamo per assumere una posizione di potere, e avremo molti contatti con "il" Potere. Servirlo, senza asservirci, questo è il problema.

Rileggeremo Animal Farm tutt'e due e riprenderemo il discorso.

 Permetti alcuni suggerimenti:

  1. Leggi "La Caduta" di Albert Camus. Breve e impegnativo.
  2. Lascia stare Pennac. E' un furbacchione: l'ho letto e l'ho anche conosciuto, sta alla letteratura come io alla Programmazione Economica.

E la prossima volta che uscite, chiamatemi, checcazz...!

 

Ciao

Dario

<Jena Plissken

 
 -----Messaggio originale-----
 Da: Dario Quintavalle []
 Inviato: domenica 13 maggio 2001 17.07
 A: **
 Oggetto: Re: *
 
 >(ma chi era Gondrano?)
 
 Nella fattoria degli animali era quello, amico di Benjamin the donkey,
 che
 rispondeva a tutti i dubbi ideologici e ai problemi pratici dicendo:
 "lavorerò di più".
 Infatti si ammazza di fatica, e poi, al momento di andare in pensione, la
 dittatura dei maiali lo ricompensa a dovere vendendolo a una macelleria
 equina che lo manda al mattatoio. Solo a quel punto Benjamin si sveglia
 dalla sua indifferenza e scopre quanto ha fatto male a stare zitto, ma è
 troppo tardi.
 
 La letteratura è una bella cosa.
 D