Da: pseudonimo
Data: 3/13/01
Ora: 12:27:03 AM
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Non mi trovo affatto d'accordo con la recensione del libro di Antonio Padellaro "Senza Cuore". Più che spietato, l'ho trovato spudorato. Un certo giornalismo perde il pelo, ma non il vizio.
Una prova? La copertina dell'"Espresso" (del quale Padellaro è il Vicedirettore) di questa settimana. Un servizio sugli affari e le ricchezze di Donatella Dini. Che scoop! Peccato che di quegli affari si sussurri da molti anni. Montanelli pubblicò sul Corriere una lettera di "persona informata dei fatti", censurandola però sul più bello.
Ma allora non era "politically correct" parlarne e indagare: Dini era colui che era passato dall'altra parte, l'uomo che aveva detto "Che cazzo" in Parlamento, ribellandosi maschiamente alla mordacchia berlusconiana. Io che lo vidi passeggiare per le strade con la scorta, ne avevo avuto l'impressione, "a pelle" di un normale, protervo uomo di potere, anche se in TV sembrava un vecchio nonno paziente.
Quando Dini faceva comodo, tutti zitti. Oggi, che non serve più, e la sua parabola politica è finita, lo si attacca.
Questo sarebbe il giornalismo 'indipendente' italiano? Poveri noi!
Se salire sul carro del vincitore è un vizio "di destra", maramaldeggiare sui vinti rimane sempre lo sport preferito a sinistra. Soprattutto quella "intelligente" (ma un po' codarda...) alla quale si compiace - pur con qualche mal di pancia - di appartenere Padellaro.
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