Da: Dario Quintavalle
Data: 3/21/01
Ora: 10:03:14 PM
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Alpino! allAccademia Navale di Livorno (che io ho frequentato come AUC) è un epiteto scherzoso che gli ufficiali usano per apostrofare gli allievi; come dire: qui, sei fuori posto. Non si offendano i tanti Alpini appassionati. Li invidio molto.
Anchio ho prestato il servizio militare malvolentieri, senza particolari aspettative. Solo dopo mi sono reso conto dellimportanza di quello che avevo fatto. Oggi sono orgoglioso di aver fatto parte della Marina Militare: la prima vera istituzione soprannazionale del mondo. Quando gli uomini di terra combattevano per pochi chilometri di confine, gli uomini di mare scoprivano uno spazio senza frontiere, elaboravano leggi comuni, un comune sentire. Persino divise simili (che impressione scoprire che la mia sciabola è simile a quella dellAmmiraglio Nelson!). Paesi di grande tradizione marinara come lInghilterra e lOlanda, conoscono, amano e rispettano la Marina. Non è un caso se la mia divisa da ufficiale esercitava sulle ragazze di quei paesi un particolare fascino Ma, cosa ha mai fatto lItalia per rinfocolare nei cittadini lorgoglio delle sue tradizioni marinare? E listituzione Marina Militare, cosa ha mai fatto, durante e dopo il mio servizio militare, per farmi sentire parte di una grande istituzione e di una grande storia? Risposta: un bellaccidente di niente. Il mio orgoglio di essere un ex-ufficiale di Marina è un mio sentimento personale e privato, non certo una esperienza collettiva, pubblica e condivisa: come invece, evidentemente è il sentimento di essere un alpino.
Da qui la mia profonda invidia. Ma anche unosservazione oggettiva. Lorgoglio alpino è qualcosa di specialissimo, niente affatto comune, né in Italia, né nelle stesse forze armate. Bisogna che gli Alpini se ne rendano conto razionalmente, spogliandosi per un momento della loro travolgente passione (che come tutte le passioni offusca, per eccesso di generosità, il giudizio): il loro modo di guardare ai temi della leva è influenzato dalla positiva esperienza fatta. Che però non è quella di molte persone che il servizio di leva lhanno fatto, ma non negli Alpini.
Molti giovani (me compreso), si dovrebbe capirlo, non sono scontenti di aver fatto il servizio militare: ma di averlo fatto male. Senza motivazioni, spirito di corpo, sottoutilizzati nel momento della vita in cui le energie creative sono massime. E sapere che la possibilità di far meglio cera, aggrava semmai il risentimento. Chi nel forum ha paragonato la leva allobbligo scolastico (una cosa che si fa controvoglia, ma che alla fine ci si rende conto che fa bene), non ha tenuto in conto che se la scuola creasse masse di analfabeti e unelite di laureati, sarebbe vista, nonostante i buoni risultati ottenuti, come unistituzione classista e creatrice di disuguaglianze.
Gli orgogliosi Alpini non dovrebbero dimenticare che sono il prodotto eccezionale di un servizio di leva che normalmente, negli ultimi due decenni, ha prodotto grandi quantità di soldati che, non dico non sanno sparare, ma nemmeno leggere i gradi o fare un decente saluto militare.
Se mi si passa la metafora, la leva non è stata uccisa. Si è suicidata. Forse, a tempo debito, una trasfusione di sangue avrebbe potuto salvarla, ma adesso è tardi.
Allora, cerchiamo di essere critici e autocritici: non è che, per caso, gli Alpini guardando troppo quanto era bella casa propria si sono dimenticati che il palazzo stava crollando?
È inutile recriminare adesso: quella contro labolizione della leva è una battaglia di retroguardia. Vogliamo per favore pensare al futuro? E non ai soli Alpini, ma a tutta la baracca?
Dario Quintavalle, Guardiamarina CP cpl.
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