Da: Dario Quintavalle
Data: 12/19/00
Ora: 9:22:43 PM
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Ero allEUR, un pomeriggio soleggiato di molti anni fa, a passeggio in compagnia di un amico. Nei giardini del laghetto un signore stava pulendo un piccolo, modesto monumento e piantando alcuni fiori. Il monumento era dedicato agli "eroi di Cefalonia".
Non ne avevo mai sentito parlare. I miei libri di storia non ne accennavano minimamente. Fu il mio amico, appassionato studioso, a raccontarmi, brevemente, come erano andate le cose: il sacrificio dei soldati della divisione Acqui che dopo l8 settembre avevano scelto, con una votazione democratica, di combattere e resistere ai Tedeschi. Avevano combattuto, erano stati sopraffatti, e da prigionieri furono quasi tutti passati per le armi.
Il signore anziano udì, alzò la testa ed esclamò: Lha studiata bene, lei, la storia!. Il mio amico era Germano Dottori, lanziano signore uno dei superstiti del massacro.
Oggi leggo sul Corriere della Sera che è stata avviata una raccolta di firme per chiedere al Governo Tedesco che si scusi ufficialmente per quello che non fu un atto di guerra, ma un gesto criminale. Appoggio liniziativa, certo, ma non il destinatario. Che la Germania sia stufa di chiedere scusa per i crimini di guerra commessi tanti anni fa, lo posso anche capire (non giustificare).
Le scuse invece dovrebbe farle il Governo Italiano, che ha lasciato questi eroi senza riconoscimento. Non sto parlando di medaglie, di titoli, di fanfare, né di un monumento più grande del sasso che sta allEUR.
Ma del semplice riconoscimento di una menzione sui libri di Storia, perché tutti sappiano, anche i non specialisti, che c'è stata gente che ha dato la vita per il suo Paese, che lo ha fatto, senza retorica, per senso dellonore. Che ci furono Italiani che - mentre lItalia sbandava e si spaccava, senza più un capo, e con un re in fuga - difesero il loro onore di soldati e quello del loro Paese, senza esservi costretti: anzi, il loro generale, Gandin, li aveva lasciati liberi di scegliere.
Perdonateci, dimenticati eroi, della nostra ignoranza, della nostra incosciente ingratitudine. I figli dItalia non potevano avere madre più crudele, e più smemorata.
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