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Memorie di un marinaretto

Da: Dario Quintavalle
Data: 11/25/00
Ora: 3:53:36 PM
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Premessa: rispondo alla cortese sollecitazione del Gen. Caligaris, che non vuole – beato lui – essere chiamato generale. Quanto a me, al grado di Guardiamarina ci tengo ancora moltissimo (sacerdos eris in aeterno).

Sono stato allievo ufficiale di complemento nell’ 88° corso laureati – Capitanerie di Porto (AUC/L CP), svoltosi all’Accademia Navale di Livorno dal settembre al dicembre 1992. Farlo fu una scelta: provenivo dalla leva di terra, e avevo le raccomandazioni per entrare nei Carabinieri. Ma la Marina mi attraeva di più.

I corsi di complemento della Marina si tengono all’Accademia Navale, a differenza dell’Esercito e dell’Aeronautica che hanno scuole specializzate e distinte dalle Accademie. Non potrei dire però che ho studiato gomito a gomito con i futuri ammiragli: le nostre esistenze di “bàuli” procedevano separate da quelle dei “pivoli”. Diversi i corsi, le aule, i dormitori, i refettori. Ci si vedeva solo nelle sale di ricreazione, e anche lì non c’era molto da dirsi. Oltretutto c’era un gap generazionale – loro neodiplomati, noi neolaureati – e nessuna iniziativa dell’istituzione per farci stare insieme. Però qualcosa di come è la Marina “vera” l’ho visto. Per esempio, alla cerimonia del giuramento, il giorno di S. Barbara, 5 dicembre, viene consegnata al migliore allievo del Corso Normale la “Sciabola d’Oro”. Questo significa che se il giovane non farà cazzate (sparare al Presidente o far incagliare una nave) avrà la carriera assicurata fino almeno al grado di Ammiraglio e potrà aspirare a diventare Capo di SM. Quale altra istituzione dà queste garanzie di carriera a un ragazzino di 22 anni?

Quanto a noi, fummo affidati non a un sergentone negro specializzato nella formazione, come nel film “Ufficiale e Gentiluomo”, ma a degli Aspiranti Guardiamarina del Corso Normale, che esercitavano il comando per la prima volta. Ragazzi di 23 anni del tutto impreparati al compito di Istruttori, che per giunta, lo capimmo poi, avevano nei nostri confronti – più anziani, laureati – un notevole complesso di inferiorità che colmavano con molto autoritarismo. Uno, preso da delirio di onnipotenza (dopo tre anni di Accademia passati a subire “spigolature” capita che ci si monti la testa…), si rese ridicolo presso il Comandante mettendoci a rapporto in blocco, tutti e 200.

La nostra formazione militare si limitò a imparare a fare il saluto e i gradi (solo quelli della Marina, quando ci passò davanti un Capitano dell’Esercito non lo riconoscemmo), a marciare in ordine chiuso per preparare il giuramento di S. Barbara e a poco altro. Ho sparato 7 colpi di pistola in tutto (più altri sette da Ufficiale, verso la fine del servizio). Attività fisica, quasi zero (al campo sportivo di domenica, quando faceva bel tempo, un po' di piscina). Addestramento marinaresco, ben poco anche quello: mezz’ora su una motovedetta delle CP, e un paio di uscite a vela, questo è tutto il mare che ho visto durante la Marina. In compenso, a servizio militare già finito, ottenni un soggiorno di due settimane al Circolo Ufficiali di Cortina: con la Marina ho fatto più montagna che mare…

I Corsi erano attinenti alle materie di competenza delle Capitanerie, più storia navale e un corso del tutto incongruo sulla guerra antisommergibile (ma i sommergibilisti sono gente in gamba, fu interessante. Il comandante ci fece vedere “Caccia a Ottobre Rosso”…). Indimenticabile il Corso di Comunicazioni (come scrivere una lettera…) e quello di navigazione: almeno in teoria so andare per mare, e come ufficiale di porto ho anche la patente nautica. Tutta roba affidata ad Ammiragli in pensione, nessuno specificamente preparato per l’insegnamento. Poco il tempo libero e poche le occasioni sociali. Quel che è peggio – ed è un lascito veramente negativo – per controllarci meglio fummo messi in concorrenza tra di noi per ottenere la destinazione vicino casa. Mi sarei aspettato da un’istituzione militare che creasse spirito di corpo e legami indistruttibili, invece fu tutto il contrario. Con i colleghi, salvo quelli che furono destinati al Ministero con me, non ci siamo più visti. Avevamo due franchigie alla settimana. Eravamo tenuti a salutare tutti i giovani in cravatta che incontravamo, nel presupposto che fossero Aspiranti o Guardiamarina, e tutti i giovani borghesi di Livorno (città che nei confronti dell’Accademia prova solenne indifferenza) ne approfittarono per giocarci scherzi feroci.

Finito il Corso, fui assegnato al Ministero della Marina Mercantile – Ispettorato (oggi Comando) Generale delle Capitanerie di Porto. Fui messo in un Ufficio “Servizi Tecnici”, alle dipendenze di un capitano di fregata, un ufficiale modello (nel senso che era uno di quelli che son serviti da modello a Bonvi per disegnare le Sturmtruppen). Ancora oggi avrei qualche difficoltà a descrivere quali erano le mie mansioni. Diciamo che sono stato a battere a macchina le lettere che il mio comandante scriveva in un orrendo linguaggio militarburocratese, con raro sprezzo della sintassi. Dopo l’esasperata disciplina dell’Accademia trovammo un clima a dir poco sbracato. I sottufficiali si facevano un vanto di essere irriguardosi e maleducati, i marinai sapevano che il potere reale era in mano ai Capi. Nel nostro ufficio, al Punto Controllo NATO, un sottufficiale si era organizzato una sua agenzia di intermediazione immobiliare e di modelle, usando a tempo pieno il telefono e il marinaio per i suoi scopi privati, tutto con la acquiescenza del mio comandante.

Più interessante il mio servizio di guardia alla Caserma Paolucci, all’Acqua Traversa, detta Acquatraz, perché il Comandante che vi regnava esigeva particolare disciplina e ordine nella divisa, e quindi nel contesto ministeriale era considerato un marziano… Ma lì ho avuto contatti con la Marina vera, parlando con i sottufficiali (alcuni ex incursori) che servizio in mare lo hanno fatto davvero. C’era anche qualche reduce della Guerra del Golfo. Molti i pugliesi, entrati in Marina perché in Puglia c'è solo quello, e che non apprezzavano minimamente la possibilità che avevano avuto di girare il mondo. In complesso ho un buon ricordo del servizio in Caserma: almeno stavo all’aperto, tra giovani, molti dei quali ragazzi svegli e in gamba, che, se la Marina avesse avuto dei talent scout, avrebbe potuto avviare alla carriera. Macchè…

Tutta la struttura ci ha trattato come limoni da spremere, e non ha fatto nulla per farci restare. E infatti non siamo restati. Rimasero quelli che non avevano molte prospettive di carriera.

Sono attualmente allievo alla Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione, dove ho appena finito il II corso-concorso di formazione dirigenziale, e mi avvio alla carriera di Dirigente Pubblico. Anche qui, tra molte materie studiate, neanche un piccolo accenno alla Politica Estera e di Difesa.

È proprio un vizio…

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