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Parlar molto, dicendo poco

Da: Dario Quintavalle
Data: 12/10/00
Ora: 6:26:15 PM
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Domenica 10 dicembre 2000. Il titolo del fondo sul Corriere è di quelli promettenti: “PARLAR MOLTO DICENDO POCO, L’inconsistenza del dibattito politico”. La firma, quella prestigiosa e autorevole di Alberto Ronchey. Che scrive: “Nei comizi elettorali, o nelle discussioni televisive, proprio non si parla delle questioni difficili… Tra elusioni, eufemismi e reticenze, si parla molto dicendo poco d’essenziale su fatti e cifre”. Verissimo, e Ronchey prosegue il suo articolo sollevando il tema della dipendenza dall’importazione di petrolio e metano, specialmente gravosa per l’Italia. Il discorso potrebbe esser fatto, pari pari, per i temi che trattiamo su questo sito.

Peccato però che Ronchey non sviluppi il suo pensiero, e non faccia un severo esame di coscienza. La campagna elettorale è cominciata con molto anticipo, con slogan semplicistici e di grande effetto che ci occhieggiano da ogni dove. Passi per i manifesti. Ma perché sui giornali non si sviluppano dibattiti seri sui grandi temi del futuro del nostro Paese? Perché un tema come quello della politica estera e di difesa, che è il pane quotidiano dei politici di tutti i paesi “normali”, che su di esso devono dimostrare idee chiare e competenza, qui è roba per pochi specialisti, perché la grande stampa lo ignora deliberatamente?

Ronchey ha perso una buona occasione per denunciare il rapporto morboso e perverso tra giornali e politica. Due mondi che si integrano a vicenda, come in una stanza a specchi contrapposti. I giornalisti scrivono come se il Palazzo fosse l’ombelico del mondo, e i politici vanno a leggere quello che dicono i giornali, come se non esistesse altro che l’opinione del famoso articolista. Da questo circolo vizioso chiunque voglia dire verità scomode o fare analisi competenti, documentate e non superficiali è bandito. Un ostracismo che costringe noi, voci libere, a rifugiarci su Internet.

Il bello è che poi, ogni tanto, i giornalisti cascano dalle nuvole e si accorgono che, in Italia, il numero di lettori di giornali è oggi lo stesso che all’epoca della Grande Guerra, ed è il più basso in assoluto in Europa! E perché mai gli italiani dovrebbero perdere tempo a leggere i giornali? Per trovarvi le stesse verità preconfezionate e di comodo che si trovano molto più facilmente sui muri delle strade o alla televisione?

Per dirne una: è un segreto di Pulcinella che l’Aeronautica Militare Italiana abbia partecipato a missioni di guerra in Kossovo. Qualcuno ha avuto il coraggio di spiegarlo al popolo bue? Eppure, per chi voleva, la notizia c’era, disponibile e facilmente accessibile. Ma sulla stampa ufficiale non è mai stata pubblicata.

Bella democrazia la nostra: senza che ci assuma la responsabilità di imporre veri segreti di Stato, si è creato un doppio circuito informativo: uno per l’élite degli addetti ai lavori e delle teste pensanti, che parlano le lingue straniere e navigano su Internet; e un altro fatto di informazione ufficiale in copia carbone, ad uso e consumo delle masse.

Se permettete, noi non ci stiamo. E invitiamo chiunque abbia qualcosa di serio da dire, esperienze da raccontare, a venire allo scoperto e ad intervenire nel forum. Prima o poi, il muro di gomma lo sfondiamo.

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