Da: Giovanni Bernardi
Data: 1/16/01
Ora: 12:17:02 AM
Nome remoto: 151.33.135.238
Sento innanzitutto il bisogno di felicitarmi con il generale Caligaris che ha proposto il tema "Consigli per i militari che vanno in TV" e con gli intervenuti: Emanuele e Dario Quintavalle. Il tema è quanto mai di attualità e gli interventi di risposta mi hanno fatto provare una grande simpatia per chi (si sente) conserva l'Istituzione Esercito nel cuore.
1. Chi sono Colonnello dell'Esercito in congedo assoluto, 51 anni, 30 di carriera, 12 nella pubblica informazione. 2. "Sbarcare il lunario" espressione di Emanuele Nel 1987 ero l'addetto stampa dell'Accademia militare. Un giornalista di una televisione locale chiese al comandante, generale Giovanni Brugnola: "Non crede che i ragazzi facciano il concorso per l'accademia solo per trovare un posto di lavoro e non per gli ideali?" Il generale rispose: "Sono sicuro che molti fanno il concorso per trovare lavoro e non per ideale, ma vengano pure, gli ideali glieli diamo noi". La risposta mi si stampò nella mente allora ed è ancora viva nella mia memoria. E' illuminante: un esercito che crede è in grado di trasmettere la sua fede anche a un "ateo".
2. Apparire in TV E' il tipo di comunicazione più difficile in assoluto. Per farlo bene occorrono: attitudine, scuola e allenamento. Nel 1994, presso lo Stato Maggiore dell'Esercito, partecipai come frequentatore al corso per addetti stampa (l'unico in lingua italiana dei quattro che ho seguito). Tra i vari conferenzieri che ci onorarono della loro presenza ci fu una sedicente dottoressa che nel suo intervento, tra l'altro, disse: "Se il vostro generale non è capace di sostenere un'intervista, prendete un ufficiale che ritenete idoneo e fate intervistare lui". Durante il periodo di domande e risposte intervenni e dissi: "Se il generale non è capace di sostenere un'intervista vuole dire che abbiamo sbagliato a promuoverlo generale. La vita militare, infatti, è fatta di comunicazione e il generale avrebbe dovuto cominciare a imparare già nel grado di tenente, quando era comandante di plotone. Se non ha imparato e noi vogliamo lo stesso che diventi generale, dobbiamo addestrarlo a sostenere l'intervista".
3. Come si fa allora? L'intervista si prepara così come si prepara una partita di calcio, un incontro di boxe, una battaglia: si prepara per vincere. Si stabiliscono le regole del gioco: il tema dell'intervista (pur prevedendo che il giornalista non le rispetti, e allora non bisogna farsi prendere alla sprovvista). Si formulano le domande che il giornalista potrebbe fare (pessima abitudine quella di farsele dare prima) e si preparano le risposte. Queste non vanno recitate a memoria come poesie, ma bisogna dare l'impressione che vengano elaborate in quel momento. Ci si allena con due/tre colleghi al contraddittorio che potrebbe fare il giornalista. Si fa una simulazione d'intervista con telecamera, curando anche la posizione delle mani, delle gambe, del busto. Si esamina la video-registrazione e si prende nota degli errori. Le risposte alle domande del giornalista devono essere brevi e con le prime dieci parole la risposta deve essere già completa (così come in un articolo di cronaca tutta la storia deve essere nelle prime dieci righe). Poi si continua a parlare di corollari in modo che se il giornalista interrompe, la risposta è stata già data. Occorre dimostrare sicurezza in se stesso e convinzione in quello che si dice, senza sembrare altezzoso o superbo. Occorre sapere qual'è il proprio campo di responsabilità e decisionale e rimanerci dentro, declinare cortesemente quindi le domande che sono di competenza di altri (quelle di natura politica in particolare). Quando si risponde bisogna guardare il giornalista negli occhi (mai la telecamera). Non dire bugie: sono boomerang che si ritorcono contro. Non bisogna parlare per sentito dire ma fare solo affermazioni documentate o documentabili. Non bisogna tenere in mano la documentazione dimostrativa di quello che si dice: sa di burocrate. Se non si sa la risposta alla domanda, si dice: "Non lo so" ma si aggiunge: "Glielo farò sapere entro..." (un tempo ragionevolmente breve). Eccetera...
4. I contatti con la stampa L'intervista televisiva non è il solo tipo di contatto che si può avere con la stampa: esiste quella radiofonica registrata, quella radiofonica in diretta, quella per il quotidiano, per la rivista specializzata, quella a distanza con domande e risposte inviate via posta o e-mail... Oltre all'intervista, altri contatti sono: il comunicato stampa, la conferenza stampa. Ognuna di queste occasioni è diversa dall'altra e ognuna va preparata in modo adeguato.
5. E' una cosa seria Spero di avere reso bene l'idea all'impavido lettore che mi ha seguito fino a qui che la comunicazione, e quindi la pubblica informazione (quella istituzionale è quella che riguarda le Forze armate) è una cosa seria, terribilmente seria, con la quale ci si può giocare anni di professione.
6. Venturoni Il generale Caligaris ha citato l'ammiraglio Venturoni. Grazie! Lo conosco anch'io come comunicatore. Nel luglio del 1997 ero Capo pubblica informazione e portavoce del Comandante della Forza multinazionale di protezione in Albania. L'ammiraglio Venturoni venne in visita al comando della FMP. Con ufficiali e sottufficiali di undici nazioni (Nato e non) schierati nel piazzale della caserma al Sauk, l'ammiraglio fece un discorso a braccio... in inglese! E non sbagliò una parola o un accento. E tutti lo guardavano ammirati. Io mi sentii, per quel giorno, più alto di dieci centimetri.
7. Chi deve parlare? Se la cosa riguarda l'individuo, parla l'individuo. Se riguarda il reggimento, parla il Comandante di reggimento. Se riguarda la Brigata, parla il Comandante di brigata. Lascio al lettore l'esercizio di andare avanti e trarre le conclusioni.
8. Chiedo perdono... ...per essermi dilungato, ma si è forse capito che l'argomento pubblica informazione mi sta molto a cuore. Tra i corsi di pubblica informazione che ho seguito, uno di questi era alla Defense Information School (USA). Era per Senior Public Affairs Officers (ufficiali già esperti). Nelle classi vicine alla nostra, ufficiali, sottufficiali e soldati seguivano corsi basici o avanzati in tutti i campi dell'informazione militare, anche giornalismo. Noi la scuola di pubblica informazione non ce l'abbiamo e fino a quando non ce l'avremo continueremo a improvvisare davanti alle telecamere. Grazie per l'attenzione. GB
[../../../../_private/disc6_aftr.htm]