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Re: Due Nazioni a confronto:Francia e Italia.Chi ne esce bene ?

Da: Dario Quintavalle
Data: 12/21/00
Ora: 10:27:23 PM
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Commenti

Non solo, come scrive Laurence, il film di Gillo Pontecorvo sulla Battaglia di Algeri in Francia è censurato. Io ricordo persino un vecchio film comico di Bud Spencer, sulla disfida di Barletta, nel quale il manesco attore impersonava Ettore Fieramosca. Ebbene, nella versione francese, i francesi della disfida diventarono…inglesi. (Anche noi, in verità, abbiamo commesso qualche peccatuccio di censura: nelle sale italiane non si è mai visto “The Lion of the Desert”, con Anthony Quinn sull’occupazione italiana della Libia (si disse che era stato finanziato da Gheddafi), e nella scena finale di “Casablanca”, nella versione originale si vede anche un ossequioso ufficiale fascista – scena da noi tagliata).

Nessun paese ama, credo, le proprie pagine nere, ed è logico che glissi su quelle meno gloriose. Perché in tutti i paesi d’Italia ci sono monumenti ai caduti della Prima, ma non della Seconda Guerra Mondiale? Forse che anche quelli non son morti per la Patria?

La Francia, un’idea di sé ce l’ha, e non importa quanto essa sia realistica, o gonfiata come un bovino agli estrogeni. La “grandeur”, questo alto concetto di sé, è frutto di indiscutibili falsificazioni. Per esempio è un Paese che in nome dell’ “eguaglianza” nega qualsiasi diversità etnica (a baschi, bretoni, fiamminghi, etc). Contro la concessione di una limitata autonomia regionale alla Corsica, un ministro dell’attuale governo si è dimesso. Gli alsaziani sono francesi solo dal 1918, e hanno cognomi tedeschi, ma guai a dir loro che sono tedeschi: sono francesi, e ne vanno orgogliosissimi. Merito di un sistema scolastico che ha proibito l’uso del dialetto, e che, in poche parole, ha fatto loro il lavaggio del cervello. Vogliamo fare un paragone con i nostri altoatesini? Ormai la Provincia di Bolzano è di fatto una repubblichetta autonoma, con leggi tutte sue, impermeabili persino all’Europa.

In Italia una classe politica imbelle ha ceduto a tutte le istanze localistiche e corporative, solo per debolezza e miopia. Stiamo andando verso un assetto federale non perché il nostro Paese ne abbia davvero bisogno, ma perché la politica centrale è troppo debole per opporre un progetto alternativo. Siamo il paese dei tutti dottori, dei 9000 generali, e tra un po' diventeremo il paese delle 20 repubblichette. La signora Luisa, la veneziana che ha sventolato il tricolore davanti a Bossi, è diventata un’eroina. Solo per aver fatto, da semplice cittadina, quello che i politici non hanno saputo fare? Quello che TUTTI avremmo dovuto fare?

La Francia, nell’ora della disfatta più ignominiosa trovò un De Gaulle (quello sì, un uomo della Provvidenza) che la fece risorgere e figurare come un paese vittorioso. Però attenzione: De Gaulle non si limitò a passare un po' di cipria sulla storia, ma prese atto della crisi morale che aveva portato alla caduta e rifondò radicalmente le istituzioni politiche. E non parlo solo del presidenzialismo. Si cercò di creare anche una nuova classe dirigente, visto che quella vecchia aveva dato così pessima prova di sé. Fu creata L’ENA, per esempio. Io studio alla SSPA, che dell’ENA è una lontana parente, e le differenze le vedo tutte. Abissali.

Un francese di oggi non credo si senta orgoglioso di essere tale solo per via di Napoleone o di De Gaulle: ma anche perché vive in un paese che ha treni velocissimi, che costruisce metropolitane, che ha una politica sociale che affronta i problemi dei cittadini invece di incartarsi in polemiche da osteria. Io la differenza con la Francia la sento quando entro in un ufficio postale. A me basta quel confronto per farmi entrare in depressione.

Allora, piuttosto di fare dietrologia, e mascherarla da Storia, concentriamoci sul futuro. Io sono nato nel 1966, e sono stufo dei maldipancia degli intellettuali che stanno a domandarsi se la Patria è morta l’8 settembre. Può darsi pure che abbiano ragione. Ma a che serve? E a chi? Quello che vogliono i giovani della mia generazione, e immagino anche quelli più giovani di me - che non sono tutti impasticcati e lobotomizzati dalla televisione, come farebbe comodo credere – è un progetto per il futuro, non una rilettura del passato.

È troppo chiedere di voler essere Italiani, senza complessi di inferiorità verso gli altri Paesi, o verso la Storia recente o passata, nostra o altrui? Vogliamo voltar pagina e, passo dopo passo, diventare, semplicemente, Italiani migliori? Io credo che sia possibile, altrimenti questo Paese lo avrei lasciato da tempo. Ne avevo tutte le possibilità.

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