Da: Dario Quintavalle
Data: 12/2/00
Ora: 1:00:24 PM
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Cerchiamo di trarre il succo di questa discussione-duello.
Che la Chiesa faccia una sua politica, mi pare fuori discussione. Come pure che persegua i suoi fini con chiarezza, anche se quando si parla di Chiesa, l'errore sarebbe di pensare che č un monolite che parla con una sola voce. Mentre ce ne sono tante: Biffi e Tonini, la Segreteria di Stato e Pax Christi.
Il punto č: lo Stato Italiano invece, che politica fa? Che interessi tutela? Simona ricorda correttamente che "a Timor ci siamo andati (e su pressioni anche di Sua Santitą) per difendere gli interessi di una minoranza di cattolici oppressa e perseguitata". Nobilissimo intento, ci mancherebbe. Ma possiamo dire che era un nostro interesse nazionale? Io non saprei nemmeno indicare precisamente dov'č Timor Est.
Non sono discussioni oziose: altro č firmare un manifesto, o sostenere una posizione diplomatica. Altro č un intervento militare che, anche quando benedetto dal Papa, comunque comporta: 1) un rilevante rischio per la vita dei soldati; 2) scusate la prosaicitą, anche una bella spesa per le casse dello Stato.
A fronte di questa assunzione di costi e di rischi, anche un uomo della strada come me, che non ha la cultura di Dottori, che non ha letto Clausewitz, ma al massimo Paperino e qualche giallo, si chiede: chi ce lo fa fare? E cosa ci guadagnamo?
Il problema, cari Simona e Dottori, non č la Chiesa, e nemmeno se la sua politica sia pił o meno improntata a considerazioni mondane. Il problema č il nostro Stato, che mi sembra uno ... stato confusionale, senza ben chiari i suoi obbiettivi, la sua missione, talvolta persino la sua ragion d'essere.
Agli uomini dello Stato - e ai comuni cittadini - la Chiesa sa parlare, indicare obbiettivi, compiti, missione, doveri. Tutto naturalmente in un'ottica cristiana, e sarebbe strano il contrario. Lo ha fatto col Giubileo dei soldati, dei politici, degli enti istituzionali. Lo fa ogni giorno.
Ma possiamo dire che lo Stato sia altrettanto chiaro, con sč stesso e con chi lo serve? Vi ho raccontato la mia esperienza di Accademia Navale, che in sintesi era questa: l'istituzione Chiesa, nella persona del Cappellano, seppe comunicarci le sue idee sul nostro ruolo. L'istituzione Marina no.
Possiamo allora, senza complessi di inferioritą, senza abbandonarci a un anticlericalismo viscerale, senza rinnegare nemmeno una comune identitą ("non possiamo non dirci cristiani" di Croce), lavorare per costruire uno Stato che sappia dov'č e dove vuole andare?
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