Da: Dario Quintavalle
Data: 1/3/01
Ora: 12:04:48 AM
Nome remoto: 151.24.146.244
Dunque le soluzioni tecniche possibili sono molte, ma il problema è a monte; come dicono i napoletani il pesce puzza dalla testa. La Marina Militare Italiana può essere dotata di materiali nuovi o usati o upgraded, ma per scegliere lo strumento, bisogna prima sapere a cosa serve.
In sintesi: se vogliamo fare la potenza a scala planetaria e intervenire anche in zone remote abbiamo bisogno di certi materiali. Non abbiamo basi navali fuori dallItalia, e una Marina da guerra deve essere autosufficiente, non può, come la Marina Mercantile, appoggiarsi dove capita: gli Americani come sono entrati in un porto dello Yemen si sono presi il canotto bomba, ricordate? Dunque se vogliamo continuare ad andare in giro per il mondo (Somalia, Timor Est e più in là), ciò comporta avere naviglio minore di appoggio, per esempio. Se invece la nostra Marina deve avere una proiezione mediterranea o al massimo euroatlantica, i problemi sono altri e relativamente più semplici.
Quanto detto vale per la politica militare, che è parente stretta della politica estera. Poi c'è il problema della vigilanza delle nostre coste, che invece è più una questione di politica interna. E qui le cose si complicano terribilmente. Se a terra esistono tre polizie (PS, CC, GdF), in mare diventano addirittura quattro, con laggiunta delle Capitanerie di Porto.
Mi riprometto di tornare con più calma e più approfonditamente sul problema. Basti dire che le Capitanerie, delle quali ho fatto parte, sono una sorta di corpo estraneo nella Marina Militare. Hanno funzioni diverse, mezzi diversi, selezionano gli Ufficiali in modo diverso, per concorso, e non tramite il Corso Normale allAccademia. Il coordinamento con la Marina delle grandi navi è difficile. Quello con la Finanza addirittura impossibile.
È stato più volte ventilato il loro scorporo e la fusione con il servizio navale della GdF, o in alternativa, laccorpamento di questultimo alle CP. Apriti cielo! Ogni forza ha rivendicato la sua specificità e non se nè fatto niente. Nessuno naturalmente ha osato proporre la soluzione salomonica: quella di affidare la vigilanza delle coste a un unico Corpo di Guardia Costiera. Così il nostro confine marittimo (8450 km) continua a essere un colabrodo, in un incrocio di competenze e meschine gelosie.
Personalmente sono stato testimone, per servizio, di un carteggio tra i comandi, otto anni fa, relativo a un soccorso in mare operato dalle motovedette dei due corpi in scoordinamento perfetto tra loro, con relativo strascico di polemiche su chi dovesse prendersene il merito. Credetemi, lo spettacolo di due cani che si contendono un osso è più decoroso!
Quindi, decidere chi deve fare cosa è preliminare al con quali mezzi. Qualunque decisione, purchè ci sia una decisione. Ma la politica, in Italia, è larte del rinvio.
Come dissero una volta a De Nicola: Onorevole, decida di decidersi a decidere di decidere .
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