Savoia: una via d'uscita per il rientro Dario Quintavalle 2/4/01

 

Non sono, lo confesso, un gran fanatico dei Savoia: quando vedo Vittorio Emanuele IV o Emanuele Filiberto e penso che potevano essere i nostri Re, rabbrividisco.  Sono così evidentemente inadeguati al loro ruolo che vien da piangere. Se fossi il loro Public Relation Man mi sarei già dimesso. Nemmeno sono un fanatico repubblicano, però: se fossi spagnolo, e avessi per Re Juan Carlos, ne sarei fiero. Semplicemente sono nato in una Repubblica (una delle peggiori possibili, ma pur sempre una democrazia) e m’accontento. Le istituzioni contano, ma contano ancor di più le persone che le incarnano.

 

Ora, però, diamo a Cesare quel ch’è suo. La norma costituzionale che impone l’esilio ai Savoia è iniqua e inutile. Ciò che è peggio, e che pochi sanno, la sua presenza impedisce all’Italia di firmare alcune convenzioni internazionali sulle garanzie dei diritti umani, che vietano, tra l’altro, l’esilio.

Ci riempiamo la bocca con la libertà, manifestiamo se un pluriomicida stupratore viene messo arrosto sulla sedia elettrica in qualche remoto stato USA, ma intanto la nostra posizione di fronte alle leggi internazionali è incredibilmente quella di un paese che non rispetta integralmente i diritti umani.

 

Ogni tanto, i nostri politici distratti si occupano del problema, per puri fini di politica interna. L’altra volta fu Prodi, alla vigilia delle comunali di Torino, adesso è Amato che deve pur trovare un modo per giustificare l’esistenza di questa legislatura. Vittorio Emanuele ci casca sempre, come un bambino che non impara mai. E sempre fornisce pretesti perché la politica, lanciato il sasso si tiri indietro.

 

La domanda, ritualmente posta dai giornalisti è se i Savoia giurerebbero fedeltà alla Repubblica. Il Principe nicchia, e così qualche relitto della Prima Repubblica ha la possibilità di fare passerella ed ergersi a baluardo della Repubblica. Con involontario senso del comico, quasi in contemporanea, il Parlamento riabilita Craxi…

 

Come molte cose che riguardano questo Paese, il problema è importante, ma non serio.

 

Umberto II accettò il risultato del referendum senza fare nemmeno ricorso (Al Gore dovrebbe essere considerato un traditore degli Stati Uniti?) e sciogliendo soldati, magistrati, e impiegati pubblici dal giuramento di fedeltà al Re (prestato anche dai primi Presidenti della Repubblica): più riconoscimento di così, si muore.

 

Giuridicamente, inoltre, la pretesa non sta in piedi. I Savoia sono già oggi, a tutti gli effetti, cittadini italiani, e siccome l’Italia è una repubblica sono cittadini della Repubblica, con tutti i doveri, ma con un solo diritto in meno: quello di entrare, circolare e soggiornare liberamente nel territorio dello Stato. Sanare questa situazione, che ne fa cittadini di serie B, non è possibile imponendo un obbligo che non è richiesto a tutti gli altri cittadini: significherebbe perpetuarne la condizione di cittadini di seconda classe. Né si può pretendere da nessuno che diventi repubblicano, visto che la Repubblica garantisce la libertà di opinione.

 

Dunque se i cittadini comuni non hanno l’obbligo di giurare fedeltà alla Repubblica come si risolve il problema? A mio avviso in un unico modo. Il giovane Emanuele Filiberto, Principe di Venezia e di Piemonte, è del 1972, ha 29 anni. Un po' tardi per prestare servizio militare, ma questo è il Paese delle eccezioni, ne possiamo inventare una per un giovane volenteroso, che voglia vestire la divisa in omaggio anche alle grandi tradizioni militari della dinastia.

Li si faccia rientrare, i Savoia, e poi il giovane Erede faccia, come tutti noi, la sua brava naja. Presterà automaticamente giuramento di fedeltà alla Repubblica, come lo fece anche Amedeo d’Aosta.

 

Così saremo tutti contenti, questo tormentone italico finirà, e ci potremo dedicare seriamente a qualche altra stupidaggine.