Re: Savoia: si profila la scappatoia all'italiana... Dario
Quintavalle 2/7/01
“Pronto, casa Quintavalle?”, chiede educato al telefono il corteggiatore di mia sorella. Che devo rispondergli? “No, non siamo una Casa, ma una Famiglia Qualunque?”.
Perché è questo il senso della notizia che ho sentito stasera al telegiornale: il Presidente del Consiglio Amato, Professore di Diritto Costituzionale noto anche come “Dottor Sottile” ha chiesto consiglio al Consiglio di Stato (sta lì per quello) sul rientro dei Savoia.
Il ragionamento è più o meno questo: la Costituzione, XIII
disposizione finale, dispone al secondo comma che “Agli ex re di
Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati
l’ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale”. Ora, chiede Amato al
Consiglio di Stato, i Savoia sono una Casa o una Famiglia qualunque?
C’è già un
precedente in questo senso del resto (e per un vero Giurista il precedente è
sacro) : Maria Josè fu fatta rientrare perché la Costituzione parla di “ex-re e
delle loro consorti”, e lei, essendo una vedova, tecnicamente non era più una
consorte…
Il ragionamento è
tipico di una certa mentalità causidica che ben conosco, che si forma nelle
Facoltà di Giurisprudenza, e confonde l’interpretazione della legge con la sua
distorsione e manipolazione. Lungi dall’essere considerato un mezzuccio da
furbastri, in Italia questo modo di guardare alle leggi è autentico Pensiero
Giuridico, una raffinatezza intellettuale sulla quale si costruiscono gloriose
carriere universitarie, si scrivono ponderosi volumi sull’arte di spaccare il
capello in quattro, si deformano le menti di generazioni di studenti.
Un pensiero debole
ma arcigno che, scendendo per li rami, contagia chiunque abbia a che fare con
lo Stato: burocrati, magistrati, politici, e ahinoi, persino militari.
È la sindrome
nazionale riassunta dal grande personaggio manzoniano dell’Avvocato
Azzeccagarbugli: la legge non come garanzia dei diritti di libertà, una e
uguale per tutti, ma una coperta che si può stiracchiare di qua e di là a
seconda delle convenienze del momento e dei rapporti di forza. C’è da stupirsi
poi che il cittadino comune, che non ha lauree ma tanto buon senso, non si fida
più dello Stato?
Mi viene in mente
una striscia delle Sturmtruppen: scoppia un’epidemia di colera nelle trincee,
ed il comando, per fronteggiarla, ordina che non si tratta di un’epidemia, ma
solo di “singoli casi isolati”. “Quanti morti oggi, Sergenten?” “12.000 singoli
casi isolaten, Herr Capitanen”.
Così in Italia: i
problemi seri finiscono sempre in burletta, affrontati come se la realtà si
riducesse a un gioco di parole. Non è strano del resto: ben si adatta, questo
modo di ragionare, al gusto italiano per la scorciatoia, che scambia la
furbizia per intelligenza.
Siamo seri, una
buona volta!
Quando abbiamo
sollevato da queste colonne il problema del rientro dei Savoia abbiamo parlato
di “una via d’uscita”: una VIA, non una scappatoia! Una soluzione “alta”,
adeguata all’importanza storica del problema, che richiede dignità da entrambe
le parti. La Repubblica, che deve cancellare una norma obsoleta e i Savoia, che
non possono venir meno alla loro storia e alla dignità del loro nome.
Sennò, cari Vittorio Emanuele ed Emanuele Filiberto, se accettate questa elemosina, tanto vale che cambìate cognome da subito. La Costituzione non menziona i Signori Brambilla…