Il mondo visto dalla parte degli Handicappati

è la quarta volta, credo, nell'ultimo decennio, che mi slogo la caviglia, o mi procuro altri traumi ortopedici. Sto seriamente considerando l'idea di farmi esorcizzare.  

Ho sperimentato sulla mia pelle una cosa che qui i medici sembrano ignorare: cioè che la storta o distorsione non è affatto una frescaccia ("curabile con una bendatura, una pomata e tre giorni di riposo" mi dissero al Policlinico la prima volta: invece ci volle un mese, e la laserterapia) ma una cosa seria e paradossalmente più rognosa e lunga di una frattura.   

Stavolta, scottato dall'esperienza con gli ospedali pubblici, sono andato dritto in una clinica privata da un serissimo ortopedico di mia fiducia. Eppure anche in questa costosa clinica come nelle altre occasioni negli ospedali pubblici italiani, a fare le radiografie sono dovuto andare da solo con i miei piedi, sostenendomi sulle stampelle. All'estero ti portano in barella, come si vede anche fare nei film americani.   

Sto facendo un'esperienza di dolore fisico, nata da un fatto totalmente futile e banale, e che non avrà nessuna conseguenza, niente altro che una trascurabile seccatura. Tuttavia ne sto traendo alcune riflessioni. Mi muovo con difficoltà, su una sedia a ruote, devo chiedere tutto; sono impacciato e tutto quello che prima era facile adesso mi costa fatica. Questa situazione mi ha fatto scoprire tutti i disagi degli handicappati permanenti (per esempio, il mio bagno è su uno scalino, che è diventato improvvisamente insormontabile). Sto vedendo quanto dipendenti diventano le persone, per poco che siano handicappate, e quanto tutto questo sia penoso quando intorno non ci sia un clima di solidarietà, comprensione e affettuosa sollecitudine che renda il chiedere e il dipendere più facile e meno umiliante.

Quindi ringrazio Dio o gli dei ( in Danimarca il culto di Odino è stato legalizzato da poco) che il mio handicap è provvisorio, ma solidarizzo assai di più con chi in questo modo deve viverci sempre. La prima volta che mi capitò dovetti spostarmi in autobus, e anche se avevo le stampelle, nessuno, salvo una monaca, si alzò per farmi sedere. Tra l'altro, mentre rompersi una gamba sciando è considerato una figata, o quantomeno 'chic', il fatto di farsi male in modo banale e stupido ha qualcosa di umiliante, che chi è intorno a te non manca di farti notare e pesare, cosa che avvilisce ancor di più.   

C'è un gioco che fa vedere com'è il mondo visto da un cane: diciamo che la mia esperienza mi ha fatto vedere com'è' il mondo visto quando non ti puoi muovere più. E la conclusione è che la cosa che più latita al mondo è la solidarietà.

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